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Di ritorno dal convegno regionale e dal meeting dei giovani a Nomadelfia

 

 

Da San Francesco a Giorgio Gaber, passando per la testimonianza di Giovanni e Anna, una delle cinquanta famiglie che vivono qui, e la "marea blu", dal colore delle felpe "associative", che il 10 e 11 novembre hanno colorato Nomadelfia e il centro di Grosseto. Così come colorati, anche con video e in musica, sono stati il convegno regionale dell'Unitalsi e il "Meeting dei giovani" unitalsiani, volti belli, "puliti" e sorridenti che vogliono dare un futuro all'associazione. Ma non solo perchè, come ha fatto notare a chi scrive una volontaria, "l'Unitalsi rappresenta una realtà ecclesiale di grande spessore.E nel particolare momento storico che stiamo vivendo questo è un aspetto da mettere in risalto". Il convegno e il "Meeting", due momenti che hanno voluto rappresentare un forte richiamo ai valori "che devono caratterizzare - ha detto il presidente regionale Roberto Torelli - la vita quotidiana di ogni "appartenente" all'associazione". Aperti dal sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna: "L'azione del volontariato, in un'epoca in cui il pubblico è sempre più depotenziato, è al contrario sempre più importante; il volontario è un eroe contemporaneo che porta un sorriso anche quando non è semplice". Già, perchè "Appartenenza e fraternità" era il tema del convegno ma è anche la "spinta" per continuare ad andare avanti insieme. E se Nomadelfia, dal greco, significa letteralmente "legge della fraternità", proprio come era nello spirito del suo fondatore, don Zeno, ecco che il luogo dove studia, vive e lavora la comunità che ha come obiettivo quello di costruire una nuova civiltà fondata sul Vangelo, è stata la scelta migliore per ascoltare e ascoltarsi, in un concatenarsi di testimonianze ed emozioni. Da qui l'intervento di padre Giovanni Roncari, vescovo di Sovana, Pitigliano e Orbetello, che è partito dalle parole di un biografo di San Francesco ("Francesco smise di adorare se stesso") e ha concluso con il testo de "L'appartenenza" di Giorgio Gaber ("Appartenenza è avere gli altri dentro di sè. Sarei certo di poter cambiare la mia vita se potessi iniziare a dire noi e non io o me"). Proprio perchè le diversità "si accolgono e rappresentano realtà con cui fraternizzare". Insieme ovviamente a tanti altri spunti di riflessione: "Dobbiamo partire da un dato di fatto, ovvero che abbiamo ricevuto tanti doni, a partire dalla vita e dalla fede. E dobbiamo esserne felici, oltre a essere grati a chi ce li ha donati. Ma anche fare in modo di consegnare questi doni a chi verrà dopo di noi". "L'appartenza"... Anche a fare da colonna sonora a queste parole... "Siamo qui - ha aggiunto Torelli - perchè è la risposta a un richiamo forte, alla voglia di stare insieme. Perchè ognuno di voi rappresenta un mattoncino importante all'interno dell'Unitalsi. Siamo qui anche per "rallentare" rispetto alla vita di tutti i giorni, ma con la consapevolezza che non possiamo stare fermi e che abbiamo un cammino da fare davanti a noi e che dobbiamo alzarci per andare incontro agli altri e fare questo cammino insieme". Concetti ribaditi dal suo vice Giampiero Bagnati: Speriamo davvero di smettere di adorare noi stessi e vestirci di umiltà". Più "istituzionale" la mattina, con il convegno e il "Meeting" mischiati insieme, più di testimonianze il pomeriggio (mentre i giovani si sono divisi nei gruppi di lavoro dopo aver pranzato sparsi tra le famiglie di Nomadelfia), coordinate da don Tito Testi, parroco di Orbetello ma soprattutto uno dei "volti" dell'animazione unitalsiana. "L'appartenenza"... "Vivere un'associazione - ha concluso monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo di Grosseto e assistente regionale dell'Unitalsi - non è solo fare qualcosa per gli altri. Si può partire dal "fare" ma abbiamo bisogno di "appartenere" a qualcosa che è parte di noi". "L'appartenenza"...

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