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Un ricordo di Mons. Bertelli

In questo giorno triste per l'Unitalsi Toscana che ha assistito alla dipartita del carissimo Assistente Spirituale Emerito Mons. Bertelli, ci piace pubblicare questo pensiero dell'attuale Assistente Spirituale Mons. Cetoloni:
""Carissimi,
voglio ringraziare con voi il buon Dio per averci dato così a lungo come assistente mons. Vasco Giuseppe Bertelli.
E con voi voglio mandare a lui un saluto gioioso perché ci ha voluto un bene dell’anima in modo totale, paterno, quasi viscerale.
Conosceva tutti, riconosceva tutti. Era contento di essere prete, vescovo, cristiano e lo era ancor più quando lo viveva con l’Unitalsi.
Voi, molti di voi, lo sapete più di me.
Io lo ricordo davvero come “il nonno”. Credo di essere stato il primo a chiamarlo così, quando fui fatto vescovo, all’interno della CET. Faceva finta di storcere il naso quando le prime volte lo chiamavo così a voce alta, in pubblico, ma poi è stato al gioco, gli è piaciuto e godeva di avere tanti “nipoti”…
L’ho conosciuto quando fu fatto vescovo di Volterra. Io ero ministro provinciale dei frati minori che in quella città, avevano un bellissimo convento. Mi piaceva scherzare con lui a proposito di un tavolino e di un inginocchiatoio che aveva nel suo studio. Lo “accusavo” di averli rubati al convento e diventava sempre occasione di darci ironicamente del “ladro” o del “bugiardo”. Avevamo invece lavorato con tutte le forze per salvare insieme la presenza dei frati in quel luogo, che fra l’altro era proprio per i “poveri” (si trovava al centro dell’antico ospedale dei malati psichici).
Ci siamo ritrovati uniti da un grande amore: la Terra Santa. Appena poteva vi si recava e facevamo a gara a dire chi c’era stato più di recente. Una volta ci fece paura: Erano i tempi in cui cominciava ad avere qualche mancamento improvviso. Sbiancò, lo deposi sulla pietra che c’era servita da altare in mezzo al deserto. Quando cominciò a riprendersi fu una fontana di battute e di scene comiche. Raccontarla gli suscitava sempre allegria: “Volevate seppellirmi nel deserto, ma tieh! Non ce l’avete fatta!…”
Mi ricordo i suoi infiniti rosari, il suo dirli Ave Maria per Ave Maria per questo o quel prete, per questo o quel vescovo: “Anche per te, frataccio!” mi diceva.
Alle riunioni della CEI, non è mai voluto mancare anche da emerito, noi toscani risiedevamo a Santa Marta. Dopo cena lui ci portava a spasso per i giardini vaticani con il rosario, detto così e non mancavano battute e applicazioni sugli abitatori di quei grandi palazzi.
Mi ha spinto molte volte a venire all’Unitalsi, ma trovavo sempre delle scuse per impegni precedenti. Fu perciò gioiosissimo nel vedermi sul treno del “primo” pellegrinaggio della mia diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, che poi è diventato un seme fecondo di rinascita della sottosezione di Pienza e per me occasione di coinvolgimento sempre più forte (Lourdes, Loreto, e ora il suo stesso incarico di assistente…) Lo faccio come un … figlio, un nipote diventato “erede” dell’incarico, ma non certo col suo carisma e la sua carica.
Mi preoccupa un po’, ma ora mi pare che mi sorrida di più.
Mi faceva un po’ male il suo sorriso del settembre scorso a Lourdes: dopo brevi spazi di veracità luminosa era come se si velasse di tristezza o si spegnesse un po’ nel non rendersi conto. Ma anche in quei momenti sorrideva, si metteva vicino, desiderava avere gli altri vicino, anche se era stanco.
Adesso sta a lui darci una mano forte… o uno di quesi suoi schiaffi-scapaccioni pieni di affetto e di fede in ciò che facevamo con lui nell’Unitalsi.
Lo ricordo così nel suo non volersi mai arrendere e in questa sua gioia, recentemente velata… ma che ora è piena!
           Dacci un abbraccio, Nonno!
                                                          + Rodolfo, vescovo""

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